Precipizio distanza. Esposizione Contemporanea

 

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a cura di Ivan Fassio

Marius Ashblow, Riccardo Cecchetti, Cecilia Gattullo, Tiziana Inversi

Cantautore/trice Flo / Frau Spaguetty

Inaugurazione venerdì 30 giugno dalle 19

Il Circolo Virtuoso

via San Secondo, 66

10128 Torino

fino al 12 luglio, dal martedì al sabato 16,30 – 22,00

su appuntamento (Ivan Fassio 33382270563)

La richiesta e la caduta, l’aiuto e la distanza, il calco e l’esistenza nella lontananza che appiattisce e approfondisce, diluisce ed amplifica.

Esercizi digitali apocalittici di Marius Ashblow: fantasmi e sogni fermo-immagine, colori scavi dalle siderali profondità d’ogni schermo.

Discese e scalate, coraggiosi inciampi e salite di Cecilia Gattullo: disegni ed acrilici, prove materiche, tecniche miste dal glorioso richiamo del viaggio.

Guerre interiori e inevitabili lotte di Tiziana Inversi: oniriche rappresentazioni su carta e tela del desiderio, dell’urgenza, della necessità.

Manifesti migratori di Riccardo Cecchetti: stampe, fotocopie, interventi surreali estemporanei tragi-cocò, pseudo-dadà.

Ivan Fassio

Precipizi Distanze. Mostra d’Arte

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a cura di Ivan Fassio

Marius Ashblow, Valentina Brostean,

Riccardo Cecchetti, Cecilia Gattullo, Tiziana Inversi

Interventi Poetici di Davide Bava, Chiara De Cillis, Ennio Onnis

Letture di Ivo De Palma

Inaugurazione sabato 1 luglio, dalle 19

Spazio Parentesi

via Belfiore, 19

10125 Torino

fino al 6 luglio, tutti i giorni 11-13 e 15-20

su appuntamento (Ivan Fassio 33382270563)

La richiesta e la caduta, l’aiuto e la distanza, il calco e l’esistenza nella lontananza che appiattisce e approfondisce, diluisce ed amplifica.

Esercizi digitali apocalittici di Marius Ashblow: fantasmi e sogni fermo-immagine, colori scavi dalle siderali profondità d’ogni schermo.

Discese e scalate, coraggiosi inciampi e salite di Cecilia Gattullo: disegni ed acrilici, prove materiche, tecniche miste dal glorioso richiamo del viaggio.

Guerre interiori e inevitabili lotte di Tiziana Inversi: oniriche rappresentazioni su carta e tela del desiderio, dell’urgenza, della necessità.

Manifesti migratori di Riccardo Cecchetti: stampe, fotocopie, interventi surreali estemporanei tragi-cocò, pseudo-dadà.

Ivan Fassio

PROTOTIPO IDEA. Il Disegno, l’Evento, la Sublimazione

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Tiziana Inversi

Prototipo Idea. Una Mostra Concettuale

Il Disegno, l’Evento, la Sublimazione

a cura di Ivan Fassio

Riccardo Cecchetti, Romina Di Forti, Cecilia Gattullo, Tiziana Inversi Alessandra Nunziante, Gabriele Operti, Ester Pairona, Ivan Pantaleo

Inaugurazione venerdì 2 giugno 2017, dalle 19.00 alle 21.30

Spazio Parentesi

via Befiore, 19 – Torino

fino al 14 giugno, tutti i giorni 11.00-13.00 e 15.00-20.00 (info 3382270563)

Durante l’inaugurazione, letture a cura di Periferia Letteraria con

Nadia Caruso, Paola Silvia Dolci, Gianluca Sonnessa, Salvatore Sblando

In esposizione

Pretesti mitologici e facezie celebrative di Riccardo Cecchetti

Tacche emozionali su trompe l’oeil parietale di Romina Di Forti

Sospensioni e situazioni morfo-dinamiche a planare di Cecilia Gattullo

Intuizioni cerebrali, sentieri mnemonico-sensuali di Tiziana Inversi

Divertissements e coinvolgenti soluzioni caustiche di Alessandra Nunziante

Illustrazioni estratte in fabula da narrazioni estatiche di Gabriele Operti

Sogni a occhi aperti, dicotomie, corrispondenze e cianotipie di Ester Pairona

Architetture reali e irreali, formulazioni cromo-metriche strutturali di Ivan Pantaleo

Visitatore, spettatore, lettore, fruitore. Di volta in volta, ecco a te l’immagine spoglia, orfana, pura ed ausiliatrice. Inaudita o tentatrice, ovvero provocatrice.

La condizione del disegno è un tracciato perenne, subliminale.

Invisibile, da sempre sottratto ai tuoi sensi per composizione vitale, tale solco soggiace soltanto all’idea. Quest’ultima, in quanto corporea consustanziazione dell’esigenza, parabola in nuce, parla sempre a te in controluce, negli interstizi immobilizzanti che ognuno di noi, meglio di un altro qualunque, conosce e frequenta. L’aurora, momento dischiuso in un palmo di stelle sbiadite, sta dove frigge l’attesa, quell’intuizione germoglio. Non ne abbiamo coscienza quando scocca l’evento. Eppure, le vie che esso conduce all’animo umano sono triplici almeno. Il flusso costretto, concepito con gioia tra sé ed innumerevoli io; il dialogo intimo, che induce all’ascolto ogni eletto; la condivisione spettrale, poiché formula lingue e linguaggio, finanche la storia, e prevede il futuro. Che aggiungere ancora? Sogniamone un tanto a giornata, noi due, masticando di questa radice l’appendice spuntata. Qui, si scende negli inferi, come se fosse l’epifania dell’eterno. Poi si risale, sapendo ogni volta che il panorama ci ha trasfigurati, per giocare a vedersi, a scoprirci, e – se si è fortunati – a scambiare un abbraccio con l’immaginario che solo ci abita, seduce e consola.

Ivan Fassio

Cadere Accadere. Il Miracolo del Mistero

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Il Miracolo del Mistero – Mostra Contemporanea

Cecilia Gattullo – Gabriele Operti – Nicola Simion – Paolo Tarenghi

a cura di Ivan Fassio

( Spazio Parentesi ) – via Belfiore 19 – Torino

Inaugurazione sabato 29 aprile dalle 18.30 – dal 29 aprile al 13 maggio 2017 –

tutti i giorni 11.00/13.00 e 15.00/20.00 (info 3382270563)

Appendice espositiva al Barbagusto, via Belfiore 36, per Doppia Nicchia

Circostanze, accidenti, fenomeni puri stanno alla larga: sensibilmente lontani dal nodo delle realtà, dei nuclei concreti, impercepibili. Sono qui le contingenze, sulla pagina e ai margini, a seconda della nostra attenzione intuizione, per garantirci il mistero, quell’aura magica a cui siamo soggiogati, assoggettati, svagati. Soltanto un fiore sa sbocciare un’essenza, per necessità e virtù, in immacolate epifanie di vanità. Atmosfere, fatti, incontri, conversazioni si mischiano, ripetono, identiche uniche uguali. Accadono, succedono, si svolgono, evolvono. Così, la Storia si morde la coda. Plasmata a nostra immagine, ci ricrea nella trama di volta in volta imitata, mimetica assimilata restituita. Entriamo e non ci bagniamo nel fiume. Siamo e non stiamo appesi ad una spessa fune, continua. Perché, poi, la corrente è sempre la stessa? Chissà: sarà per noi che dai due capi del filo, sovrastante l’essere esistente, agisce comunque l’originale energia? Forza-luce, infine poesia: miracolo inconoscibile, di là dalla cruna.

Spazio Parentesi lavora sul versus, vuoto pieno, sottrarre battere, levare in somma, unire in parti. Con Cadere Accadere presenta i propri acquerelli informali Cecilia Gattullo: astratte situazioni su omogenee tonalità, organiche soluzioni da cui emergono i paesaggi, gli scorci, i cieli e gli orizzonti. Immagini testimoniano del diluvio le avvisaglie, gli effetti, talvolta netta oggettivata la presenza. Azzurri, blu, grigi insistono su minoranze cromatiche e sul bianco. La superficie si leviga. Allo stesso modo, ma concettualmente, l’installazione di Nicola Simion mette in relazione le stratificazioni sensibili di una sedia al cospetto del visitatore e l’effigie temporale in serena tiepida esposizione. Per intenderci, ci si può perdere in contemplazione dell’ora fissata in analogica fotografica sospensione. Ad obiettivo aperto, cardiologico per empatia, la luce da una crepa riga la pellicola: forma la sostanza, si scrive e si descrive.

Gabriele Operti ci mostra la caduta, l’incidente, l’occorrenza attingendo dai racconti che ha illustrato, ovvero componendo un florilegio, un mazzo di carte estratto, esatto per magia, dalla propria produzione. Le fiabe, le leggende, tanto quanto le scelte di pura fantasia, rispondono a retaggio inscritto prontamente nelle nostre rispondenze, correlativo scenico drammatico del verbale, bidimensionale piatto, consueto linguaggio astratto. Le saghe, in strutturali evoluzioni barocche, si arricchiscono, paradossalmente, di tutto il necessario, per volare come nubi di passaggio, liberate dal fardello della pioggia. Così, un drappeggio, nei ritratti-scatti di Paolo Tarenghi, contribuisce al tutto tondo dell’identità, la conquista alta, stilistica, di un personaggio. All’opposto della lima, qui opera piano piano ogni aggiunta di spessore. Scendono le vesti, lente, cala e poi s’innalza l’omaggio floreale a fronte di modelle in posa per pittorica ispirazione, statue da sedimentazione. Prima feticci, residui di divinità, poi, per gradi, persone. Il tempo, quando un doppio fa capolino nel flusso della mente, ci ricorda che soltanto noi garantiamo la molteplicità di sguardo, per miracolo dei punti di vista… così ci immergiamo nella frammentarietà d’ogni visione. Basta accorgersene: e sogniamo.

Ivan Fassio

TINTA MUTA. Il Plasma del Sogno

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TINTA MUTA

Il Plasma del Sogno

Esposizione Cromo-poetica a cura di Ivan Fassio

Isabella Indiesigh, Maria Antonietta Onida, Flavio Ullucci, Silvia Vaulà

Spazio Parentesi

( Poesia e Pratiche Contemporanee )

Via Belfiore, 19 – Torino

Inaugurazione venerdì 14 aprile a partire dalle 18.30

fino al 26 aprile, tutti i giorni dalle 15 alle 20 o su appuntamento

3382270563 – ivan.fassio@gmail.com

www.spazioparentesi.wordpress.com

Ecco il colore, non più tale, che dalla profondità del bianco, dalla superficialità del nero, emerge in quanto materia, sostanza della visione. Inciso, marcato, in rilievo, adombrato, annebbiato. Non più umano, non reale, né naturale, tale lo percepiamo, secondo discorso parziale. Scardinante, fuori di categoria, di là da consuetudine: invero reificato, dato, accettato per contrasto, soluzione, definizione, per stimolo assoggettato. Dove e quando lo si scopre, intravede, osserva – condensato esposto filtrato – in circostanze aurorali, precarie, subliminali, eccezionali. Dove e quando, ancora? In esasperazione di sinonimi, amplificazione, dismisura, pletora retorica infinita: sogno, incubo, abbaglio, miraggio, allucinazione, aspirazione, desiderio, eccitazione, traslucidità, panico, concitazione, ebbrezza, sensitività. Inspirazione espirazione prolungate, riemesse, forzate.

Ecco la tinta, muta, che cambia la tua pelle, ecco lo spazio del no relativo, dove si forma piano piano il nome dell’uguale, l’insperato, e l’unicità di stile. Se qui nasce tanto la dicitura, nomenclatura, quanto la polisemia, là prende una rincorsa la corrente, il movimento. È tempo della controra, poiché qualcosa tace e il resto dice troppo. La speranza pulsa, nella stanza; una parola, almeno, divaga. Ritmo frenetico o pausa, non importa: sole accecante o serrande abbassate, rintocco. In lontananza.

Spazio Parentesi ( di Ivan Fassio ) presenta i lavori fotografici digitali di Isabella Indiesigh: sfumature, sospensioni, apnee, voli lievi. Un raccoglimento si fa conchiglia, mentre il concreto parla nel sonno a tutta l’astrazione vitalmente possibile. Le incisioni, i disegni e i dipinti di Maria Antonietta Onida indugiano tra anfratti, radure, dismissioni industriali periferiche, vegetazioni. Talvolta, fa capolino una statua, umanizzata, in silenziosa contemplazione di un assoluto indicibile. Gli oli su tela di Flavio Ullucci lasciano un trompe l’oeil in alto mare, a galleggiare sulla patina del kitsch, del viraggio seppia, a disturbare acque tiepide, un tanto riscaldate. La lenza scorre fino a intaccare la superficie, senza catturare l’istante, ma pescando dal tempo le molte possibilità non avverate, incolte. Scatti di Silvia Vaulà sono reazioni alla luce, soggetto immortalato in ciclica consequenzialità. Biglietto andata-ritorno per fissazioni cromatiche: quel che si perde dipende da angolazione, momento, scansione, scelta: ne rimane, appunto, l’immagine, nuova. Gli altri sono affetti, ben ritrovati e rivissuti nell’orizzonte delle occasioni.

Ivan Fassio

Esercizio Cripto-patico # 2

a Ester Pairona

Come la luce così
Cade, scende le scale
Un mortale per gl’inferi
Cieli.
Un rovescio da nubi
Ne è imitazione in eccesso,
Negativo solare.
Ma giochi sereno
Alle carte, i tuoi dadi,
Anche se incide il tempo
La mente
Con schiere di nuova apparenza
Esultanti.
Ti fai inscenare l’inizio
La fine
Quali siano le pietre miliari
Del transito uomo:
Mai tali perché inconoscibili.
Soltanto, ricordati
Di registrare ogni dato,
Ogni data, l’appuntamento
Visuale.

Ivan Fassio

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Ester Pairona per Spazio Parentesi

Esercizio Cripto-patico # 1

a Alex Kova

Dormire, sognare
Ancora quel varco
Percepito in immagine,
Pura,
Mai naturale.
È un tutt’uno vitale
Che parla all’umano
Dove noi stessi siamo creati
In sostanza verbale.
A passo, a guado, a memoria
Donare, tornare e venire di già,
L’atto né vero
Eppure solcato profondo
Nel fianco sensibile.
Quasi da fingere.
Un groviglio di corde tirate
Poiché il nodo, del mondo, lo fa
Crederci d’essere.

Ivan Fassio

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Alex Kova per Spazio Parentesi