TINTA MUTA. Il Plasma del Sogno

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TINTA MUTA

Il Plasma del Sogno

Esposizione Cromo-poetica a cura di Ivan Fassio

Isabella Indiesigh, Maria Antonietta Onida, Flavio Ullucci, Silvia Vaulà

Spazio Parentesi

( Poesia e Pratiche Contemporanee )

Via Belfiore, 19 – Torino

Inaugurazione venerdì 14 aprile a partire dalle 18.30

fino al 26 aprile, tutti i giorni dalle 15 alle 20 o su appuntamento

3382270563 – ivan.fassio@gmail.com

www.spazioparentesi.wordpress.com

Ecco il colore, non più tale, che dalla profondità del bianco, dalla superficialità del nero, emerge in quanto materia, sostanza della visione. Inciso, marcato, in rilievo, adombrato, annebbiato. Non più umano, non reale, né naturale, tale lo percepiamo, secondo discorso parziale. Scardinante, fuori di categoria, di là da consuetudine: invero reificato, dato, accettato per contrasto, soluzione, definizione, per stimolo assoggettato. Dove e quando lo si scopre, intravede, osserva – condensato esposto filtrato – in circostanze aurorali, precarie, subliminali, eccezionali. Dove e quando, ancora? In esasperazione di sinonimi, amplificazione, dismisura, pletora retorica infinita: sogno, incubo, abbaglio, miraggio, allucinazione, aspirazione, desiderio, eccitazione, traslucidità, panico, concitazione, ebbrezza, sensitività. Inspirazione espirazione prolungate, riemesse, forzate.

Ecco la tinta, muta, che cambia la tua pelle, ecco lo spazio del no relativo, dove si forma piano piano il nome dell’uguale, l’insperato, e l’unicità di stile. Se qui nasce tanto la dicitura, nomenclatura, quanto la polisemia, là prende una rincorsa la corrente, il movimento. È tempo della controra, poiché qualcosa tace e il resto dice troppo. La speranza pulsa, nella stanza; una parola, almeno, divaga. Ritmo frenetico o pausa, non importa: sole accecante o serrande abbassate, rintocco. In lontananza.

Spazio Parentesi ( di Ivan Fassio ) presenta i lavori fotografici digitali di Isabella Indiesigh: sfumature, sospensioni, apnee, voli lievi. Un raccoglimento si fa conchiglia, mentre il concreto parla nel sonno a tutta l’astrazione vitalmente possibile. Le incisioni, i disegni e i dipinti di Maria Antonietta Onida indugiano tra anfratti, radure, dismissioni industriali periferiche, vegetazioni. Talvolta, fa capolino una statua, umanizzata, in silenziosa contemplazione di un assoluto indicibile. Gli oli su tela di Flavio Ullucci lasciano un trompe l’oeil in alto mare, a galleggiare sulla patina del kitsch, del viraggio seppia, a disturbare acque tiepide, un tanto riscaldate. La lenza scorre fino a intaccare la superficie, senza catturare l’istante, ma pescando dal tempo le molte possibilità non avverate, incolte. Scatti di Silvia Vaulà sono reazioni alla luce, soggetto immortalato in ciclica consequenzialità. Biglietto andata-ritorno per fissazioni cromatiche: quel che si perde dipende da angolazione, momento, scansione, scelta: ne rimane, appunto, l’immagine, nuova. Gli altri sono affetti, ben ritrovati e rivissuti nell’orizzonte delle occasioni.

Ivan Fassio

Esercizio Cripto-patico # 2

a Ester Pairona

Come la luce così
Cade, scende le scale
Un mortale per gl’inferi
Cieli.
Un rovescio da nubi
Ne è imitazione in eccesso,
Negativo solare.
Ma giochi sereno
Alle carte, i tuoi dadi,
Anche se incide il tempo
La mente
Con schiere di nuova apparenza
Esultanti.
Ti fai inscenare l’inizio
La fine
Quali siano le pietre miliari
Del transito uomo:
Mai tali perché inconoscibili.
Soltanto, ricordati
Di registrare ogni dato,
Ogni data, l’appuntamento
Visuale.

Ivan Fassio

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Ester Pairona per Spazio Parentesi

Esercizio Cripto-patico # 1

a Alex Kova

Dormire, sognare
Ancora quel varco
Percepito in immagine,
Pura,
Mai naturale.
È un tutt’uno vitale
Che parla all’umano
Dove noi stessi siamo creati
In sostanza verbale.
A passo, a guado, a memoria
Donare, tornare e venire di già,
L’atto né vero
Eppure solcato profondo
Nel fianco sensibile.
Quasi da fingere.
Un groviglio di corde tirate
Poiché il nodo, del mondo, lo fa
Crederci d’essere.

Ivan Fassio

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Alex Kova per Spazio Parentesi

Spazio Parentesi. L’Inaugurazione

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Spazio Parentesi

( Poesia e Pratiche Contemporanee )

Via Belfiore, 19 – Torino

Inaugurazione domenica 2 aprile a partire dalle 18

fino al 13 aprile, tutti i giorni dalle 15 alle 20 o su appuntamento
a cura di Ivan Fassio
con Benedetto Bonaffini, Alex Kova, Ester Pairona, Gabriele Pino

Per l’inaugurazione di Spazio Parentesi, domenica 2 aprile in via Belfiore 19: architetture reali e immaginarie, scorci urbani solidi e onirici di Benedetto Bonaffini; strappi spazio-temporali e tagli fotografici prospettici di Alex Kova; scatti autobiografici, diari scenico-emozionali e incisioni duali di Ester Pairona; illustrazioni grafico-digitali, cornici volanti e disegni a stampa di Gabriele Pino. Letture, presentazioni, interventi estemporanei. Ritagli e rotoli poetici, residui fatici, bugiardini criptopatici. A cura di Ivan Fassio, fino al 13 aprile, tutti i giorni dalle 15 alle 20. Interventi poetici di Davide Galipò e Ennio Onnis. Presentazione della Casa Editrice Raineri Vivaldelli con Pierfrancesco Raineri. Introduzione al n.0 del festival La Bella Corte insieme all’Avvocato Massimo Capirossi.

Opere di Benedetto Bonaffini, Alex Kova, Ester Pairona e Gabriele Pino saranno esposte nello stesso periodo alla Doppia Nicchia del Barbagusto, via Belfiore 36.

Sabato 8 e domenica 9 Spazio Parentesi si sposta a Rocca d’Arazzo (AT) per una mostra nell’ambito del festival artistico-letterario La Bella Corte.

Architettura dell’immaginario, realtà artificiale, simulazione grafica, interazione sonoro-musicale: la poesia ha rappresentato, nel corso dei tempi, tutte queste cose. A partire dalla propria etimologia, ha sempre convogliato le forze della creatività verso l’illimitata produzione di mondi conclusi in se stessi, assoluti: edifici inediti, biblioteche fittizie, cataloghi di innovazioni, strutture mimetiche.

Autenticità e originalità sono state tradotte in linguaggi depurati o contaminati, in cui l’artificio dell’espressione potesse perdere ogni suo aspetto di utilità, di sviluppo efficace, di convenienza.
Casualità e progetto si sono scontrati ed alleati, abbandonati definitivamente in processi di automazione o di rigenerazione stilistica. Nella propria natura di materia cristallizzata, di testimonianza scritta, la poesia si è scoperta portatrice di segni immacolati, lievi e sospesi, decorativamente – e perturbabilmente – fruibili soltanto nella grafìa che li contraddistingue. Come scissione tra oralità e scrittura, ha scavato tra sé e l’esistenza un immenso cratere, che continua a secernere preziosi tesori: getto continuo d’ispirazione.

Compito di chi opera nella realtà contemporanea è il ricollocamento di queste ancestrali qualità della poetica in produzioni che sappiano amalgamarne, problematicamente, forma e sostanza. La ritrovata sensibilità nei confronti della parola andrà incanalata nelle sue variabili declinazioni: testimoniali, timbriche, seriali, riproduttive, grafiche, artistiche, performative, critiche, teatrali. Soltanto in questo modo, e attraverso una conseguente visione interdisciplinare, la poesia potrà reincarnare – secondo l’accezione originaria di creazione universale – il concetto primordiale di estetica: relazione attiva nei confronti di tutti i campi della percezione.

Nascere in poesia progressivamente, da sempre, per la stessa imperscrutabile impalpabile indefinibile tensione che ci consente di dirci pian piano contemporaneamente, e di venire, quali pericolosamente stessi, al mondo. Esserne fatalmente coscienti incoscienti, esserne fatati, è già compierne il destino.

Palpitazione, mai memoria, cristallizzazione neppure. Da rendere in perfezione e completezza: magia della terra che germoglia la scissione cara, inevitabile. Per lettura, voce, movimento, amplificazione-eco, scrittura, grafia, corpo-mondo, tutto. Che ciò sia chiaro, in splendore mattutino: è già compierne il destino.

E il filo tirato stia soltanto tra le categorie, a saperle riconoscere. Negli attriti del gruppo-esistenza, in oltre, ché a chiamarli altrimenti si rischia di scivolare nella Storia. Tale il mestiere di scrittore, che è alla base del raccolto, del racconto. La scelta della fabula e l’ironia per il frammento, il divertimento o l’invettiva in situazione. Come da bambino, sapiente, dal pampino riconoscere la distanza, anche nell’aggrovigliato intreccio dei tralci nei filari, tra la vite di barbera e il grignolino. Individuare, in tanta grazia, è già compierne il destino.

Per concludere, non finisce mai. Né sarà sufficiente, né abbastanza, peso-nulla da dichiarare alla dogana con addosso molto odore di polvere da sparo. L’amore per l’arte venatoria, dunque. E la violenza necessaria. Il cacciatore esperto si carica e sceglie da sé bossolo capsula e proiettile, viaggia, cartucciera stretta in vita. Camminare, scovare, uccidere la bestia. In immacolate contingenze, si viene ammessi in qualche circolo, si viene ricordati. Questo è secondario, oltreché meschino da sperare, e calcolarlo è inammissibile. Esserne certi, stando dritti, è già compierne il destino.

Ivan Fassio

Spazio Parentesi ( Poesia e Pratiche Contemporanee )

aperto tutti i giorni dalle 15 alle 20 o su appuntamento

via Belfiore, 19

10125 Torino
info: ivan.fassio@gmail.com – 3382270563